La Canon T90

La canon T90, l'ultima ammiraglia FD.

 


Febbraio 1986, Canon lancia sul mercato la T90: era estremamente innovativa e nel contempo esteticamente così diversa dalle altre, che inizialmente lasciò tutti di sasso.




 
In italia costava 1.200.000 lire solo corpo e dalle riviste del settore fu accolta tiepidamente perché troppo sofisticata, troppo voluminosa e perché priva di autofocus, giacché nel frattempo Minolta aveva lanciato la 9000.
Alla conferenza di presentazione i giornalisti del settore chiesero perché la T90 era priva di autofocus e canon rispose che per poterlo utilizzare avrebbero dovuto stravolgere l'innesto, cosa che era lontana dalle loro intenzioni anche perché sarebbe stata pronta al lancio sul mercato una innovativa macchina digitale da 280.000 pixel denominata D701 con dischetto magnetico ed autofocus.






Come ben sappiamo la fantomatica D701 non vide mai la luce, e soltanto un anno dopo fu partorito il sistema EOS.

In seguito tuttavia la T90 fu considerata la migliore fotocamera per obiettivi a fuoco manuale mai prodotta; ancora oggi il pubblico si divide tra chi la odia visceralmente e chi la adora.

Devo confessare che inizialmente l'ho detestata, abituato alla praticità d'uso delle F-1 ed alla loro spartana e funzionale impostazione.

Ne acquistai una con l'otturatore impiastrato per pochi euro soltanto per parlarne brevemente qui, giusto per capire che macchina fosse, ma non mi entusiasmò affatto; ha l'impostazione delle fotocamere EOS, anzi, ne è l'archetipo.

La T90 prese campo tra i professionisti in virtù delle notevoli innovazioni e della grande facilità d'uso delle sue sosfisticate funzioni, il che, congiunto alla grande qualità degli obiettivi FD, la rese un autentico bestseller, in particolare fu scelta dai fotografi sportivi che apprezzavano il motore, l'impugnatura, e l'alimentazione semplice, oltre naturalmente la lettura spot e multispot. 

Se consideriamo che il sistema EOS nel marzo 87 tranciò le gambe al sistema FD un anno dopo la presentazione della T90, è lecito pensare che furono sviluppati insieme, visto che molte soluzioni sono comuni ai due sistemi; tuttavia inizialmente il sistema EOS partì con macchine di fascia bassa, e soltanto dopo tre anni furono messe sul mercato le prime ammiraglie, le EOS-1/RT/N.

Questo spiega perché l'avvento del sistema EOS con quella ridicola 650, poco più di un giocattolo e brutta copia della T90, provocò nei professionisti, vistisi costretti al rinnovo totale del corredo, un coro di proteste e molti di essi abbandonarono il marchio, cosa di cui ancora oggi si lamentano nei forum americani.
Successivamente mi sono appassionato a questa fotocamera perché ne ho compreso la filosofia innovatrice, e sopratutto mi sono reso conto che alcune sue funzioni la rendono preziosa in quelle occasioni dove c'è poco tempo per agire.
Tanto per fare un paio di esempi pratici, con la T90 si può misurare il contrasto tra due zone della scena usando la misurazione multispot, e poi decidere al volo che esposizione usare, mentre per fare la stessa cosa con una F-1 occorre montare uno schermo di messa a fuoco con misurazione spot per valutare il contrasto, salvo poi smontarlo per fare altri tipi di lettura. Oppure è possibile usare il flash TTL in modo del tutto intuitivo per esporre separatamente sfondo e soggetto, cosa che con il sistema CATS è virtualmente fattibile, ma in pratica è assai difficile, e comunque non si fa al volo come con la T90.

 

Sul design di quello che è stato definito 'un budino tecnologico' si potrebbe dire molto e Marco Cavina lo ha praticamente detto per intero. Ma considerando la Contax S del 1948:
 





che ha inaugurato il pentaprisma e da cui tutte le fotocamere successive hanno preso, si capisce meglio come la T90 per PRIMA ha inaugurato un nuovo design cui tutte le fotocamere successive si sono ispirate.
Quindi se c'è un prima e un dopo rispetto alla Contax S c'è anche un prima e un dopo la T90.




Ringrazio Pierpaolo Ghisetti per i preziosi suggerimenti.




Anche per questa ammiraglia la Canon pubblicò una monografia di 144 pagine, come già fatto con le due F-1.




Tuttavia la parte della descrizione tecnica della macchina e dei suoi accessori è limitata alle ultime pagine del volume, mentre le prime ottanta sono tutte fotografie eseguite con la T90, con la descrizione della tecnica utilizzata per realizzarle. Alcuni ritratti in interni ottenuti miscelando sapientemente luce ambientale e flash sono veramente notevoli. 




E' un volume che vale la pena di avere, nonostante non sia facile da trovare, benché non rarissimo come quello sulla prima F-1.


Pubblicherò anche una analisi fotografica dettagliata della struttura interna della T90 che ho realizzato smontando l'esemplare difettoso e non più riparabile, dopo averlo sostituito con una macchina finalmente funzionante.

Purtroppo trovare oggi una T90 in perfette condizioni non è facile a causa di alcuni difetti che ne possono compromettere seriamente l'uso, come scriverò più avanti.


Questo è il logo con cui fu commercializzata, lo usano ancora oggi, immutato dopo 29 anni, per commercializzare le nuove digitali.







Ed ecco uno spaccato della T90.








Questa fotocamera era totalmente differente da tutte le altre della stessa serie, rozze e squadrate, con l'orrido design "spaziale" degli anni 80, fortemente influenzato dai film di fantascienza di quel periodo (Blade Runner e Alien sopra tutti gli altri), parlo ovviamente delle T50, T70 e T80, mentre la T60 realizzata in stile EOS arrivò successivamente alla cessazione del sistema FD e fu prodotta da Cosina.


La T90 fu realizzata secondo le indicazioni del grande designer italo-svizzero Luigi Colani e nella pagina dell'amico Marco Cavina potrete vedere alcuni curiosi prototipi ideati dal designer ed osservare come inzialmente la "T99" fosse brutta al pari delle altre fotocamere della stessa serie:




Per la prima volta al mondo fu prodotta una fotocamera con linee curve, morbide ed eleganti, in netta controtendenza con l'estetica del periodo. Se la osservate attentamente noterete che il design delle attuali fotocamere è immutato... 29 anni dopo. Una macchina altamente innovativa per quei tempi, immessa sul mercato un anno prima dell'avvento del sistema EOS per far tremare le gambe alla concorrenza. Nikon arrivò a questo traguardo solo cinque anni dopo, dovendo scomodare nientemeno che Giugiaro per scrollarsi di dosso l'estetica oramai obsoleta degli anni 70.

Ecco una versione dimostrativa con scocca trasparente:





E le quote costruttive della fotocamera:






Tra le caratteristiche di rilievo possiamo annoverare:


 
Otturatore copal a 4+4 lame in duralluminio anodizzato,spesse solo 8 centesimi di mm, con movimento verticale e tempi da B sino ad 1/4000", compreso autoscatto da 2 e 10 secondi, e tempo X-Sync da ben 1/250" (oggi disponibile solo sulla serie 1).






Osservate come già nel 1986 l'elettronica fosse avanzata, sembra un prodotto odierno.

Qui si può osservare la parte superiore della meccanica, quella sotto al circuito flat, dove si notano i due solenoidi di sgancio con magnete permanente e le ancore mobili:


Mentre sul piano sottostante trova alloggiamento il sofisticato sistema di frenatura delle tendine a doppio stadio di funzionamento: iniziale rallentamento moderato e poi frenatura finale.








Per la prima volta al mondo un esposimetro commutabile al volo su lettura media/spot/semispot. 


Il sistema esposimetrico era basato su due cellule distinte, una per lo schema media ponderata al centro e parziale, collocata dietro il pentaprisma:






ed un'altra cellula per la funzione spot e per l'esposizione del flash in A-TTL, collocata sotto lo specchio principale, a cui la luce arriva tramite una zona semitrasparente ed un sottospecchio :




Questo lo schema funzionale dell'esposimetro:





Display LCD esterno con indicazioni di servizio:





Doppio display nel mirino (tempo, diaframma e scala di esposizione spot/flash):




Indicazione del conteggio fotogrammi rimanenti:




Possibilità di misurare il contrasto direttamente nel mirino con modalità spot:



Ma anche di fare molteplici letture spot (fino ad otto):






Presenza di una modalità assistita dall'esposimetro per obiettivi non automatici (fixed index):





E ancora: 

  • Tre motori di cui due per il trasporto del film per garantire sino a 4,5 scatti al secondo con 4 pile stilo ed uno per il gruppo specchio-otturatore.
  • Il motore per il traino della pellicola è alimentato a 15V tramite un elevatore di tensione per avere una maggiore coppia.
  • Lettura del codice DX dai caricatori di pellicola.
  • Funzione safety shift sulle modalità programmate (diaframmi e tempi).
  • Possibilità di montare dorso comando o dorso data per scaricare i dati di scatto su pc msx V20.
  • Funzioni di salvaguardia per le ombre e le alte luci: in pratica usando la funzione di misura spot su un'area che non corrisponda al grigio medio, è possibile correggere a piacere la lettura per adeguarla alle condizioni.
  • Lettura multispot, anche per l'uso col flash (FEL).
  • Per la prima volta in casa Canon possibilità di uso di un flash TTL, il modello 300TL dotato di parabola con ampiezza regolabile, prelampo ATTL, prelampo ad infrarossi, fotocellula esterna, sincronizzazione del lampo su prima e seconda tendina, FEL con misurazione spot (per la prima volta al mondo), modalità manuale ad alta potenza (NG30) e bassa potenza (NG7), possibilità di regolare l'esposizione indipendentemente da quella della fotocamera tramite cellula separata; la funzione col flash è notevole, in quanto l'automatismo cambia il tempo sincro illuminando il soggetto in riempimento (fill-in).
  • Possibilità di sostituire lo schermo di messa a fuoco con diversi modelli, tra cui il raro e pregiatissimo modello L con stigmometro doppio (orizzontale e verticale) senza l'antipatica corona di microprismi, retaggio del passato. 
  • Presenza di una vera impugnatura laterale mentre prima c'erano solo delle protuberanze, impugnatura che si apprezza molto quando si maneggiano tele voluminosi.
  • Alimentazione con solo 4 pile a stilo: quasi geniale perchè sempre reperibili in ogni parte del mondo; se consideriamo l'elettronica fallimentare della successiva Nikon F5 la T90 è veramente professionale visto che alimentava un vero motore e non un semplice winder.

Insomma queste caratteristiche oggi si trovano a malapena sulle macchine di fascia professionale.
Questa macchina fu un vero best-seller assolutamente affidabile ed adottata largamente dai professionisti dell'epoca, che finalmente poterono disporre di un corpo con funzioni all'avanguardia e veramente robustissimo, tanto che fu soprannominata "tank", carrarmato:






Canon aveva realizzato la migliore macchina fotografica al mondo per obiettivi a fuoco manuale.






Oggi però questa macchina può presentare diversi problemi:

  • magnetizzazione residua delle ancore di rilascio delle tendine a causa del contatto prolungato per inattività con i magneti permanenti del solenoide. (il famigerato errore EEE).
  • magnetizzazione residua dell'ancora di rilascio dello specchio a causa del contatto prolungato per inattività con i magneti permanenti del solenoide. (questo errore si manifesta con il lampeggiamento della freccia che indica il modo di scatto e non permette il rilascio dell'otturatore).
  • liquefazione dell'ammortizzatore di fine corsa dell'otturatore che ne imbratta le lame e lo rallenta (ancora errore EEE).
  • deterioramento prematuro dei display LCD nel mirino (dichiarato addirittura sul manuale d'uso!).
  • fragilità e decolorazione della scocca in plastica verniciata.
  • rottura del carrello portapile.

In fondo a questa pagina trovate una procedura per tentare di riparare l'errore EEE, ed anche la modifica al circuito per non riavvolgere tutto il rullo al termine.






Accessori per la T90




Per quanto riguarda gli accessori, la T90 può utilizzare quelli delle fotocamere F senza problemi, gli unici accessori dedicati sono i due flash TTL Speedlite 300TL e Macro ringlite ML-2 di cui ho parlato nella sezione flash, i due dorsi speciali e l'interessantissimo comando remoto LC-2 che è stato l'unico mai prodotto ad avere la funzione di "fototrappola", che fa scattare la fotocamera quando qualsiasi cosa interrompe il raggio di luce infrarossa tra l'emittente e la ricevente. Tale funzione non fu mai più riproposta, nemmeno sul sistema EOS.




Il telecomando LC-2 può essere tuttavia utilizzato sulle fotocamere EOS dotate di connettore L3, utilizzando un cavetto di conversione RA-N3:






Uno degli accessori più rari della T90 è un pulsantino, identificato dal codice SSC-P0377, e denominato vertical shutter release, che avvitato sulla presa T3, diventa un pulsante per lo scatto verticale a doppio effetto, esattamente come il pulsante principale:






Dopo lunghe ricerche l'ho trovato come residuo di magazzino di un negozio che probabilmente non conosceva il valore che i collezionisti gli attribuiscono, visto che me lo ha venduto per due euro, mentre l'unica volta che è apparso su ebay negli ultimi cinque anni è andato via alla cifra di 70 euro!
A suo tempo il pulsante per lo scatto verticale non era in vendita nei canali normali, ma distribuito ai professionisti registrati come pezzo di ricambio, al pari del famoso convertitore ottico FD-EOS.



Questo è il dorso Command Back 90, che offre la marcatura dei fotogrammi in diversi modi (ora, data, numero progressivo, sequenze alfanumeriche), e funzioni di scatto temporizzato ed intervallometro:





Qui invece il dorso Data memory back 90, molto più raro del precedente:



Questo dorso memorizza i dati di scatto e permette di salvarli su nastro e stamparli tramite l'interfaccia apposita per computer MSX, ma stampa anche su fotogramma data, ora e sequenza di scatto come fa il command back 90.
Per inciso mostra i dati dell'ultimo scatto effettuato sul display, e questa può essere una informazione utile, visto che salvarli su cassetta, oltre che di dubbia utilità richiede un MSX funzionante, la rara interfaccia, e la voglia di farlo.

Trovare questi dorsi con il display non danneggiato è molto, molto difficile; la maggior parte delle volte presentano macchie scure dovute a traumi del display (ricordate i primi orologi LCD quanto fossero delicati?).



Ecco la rara interfaccia Interface unit D.M.B. per quegli scatoloni vintage che erano gli MSX:





Come potete vedere è fornito il cavetto da collegare al dorso (stesso connettore dei flash TTL), l'unità di interfaccia che andava inserita nello slot di espansione dell'MSX, e la cassetta contenente il programma per scaricare e gestire i dati di scatto, per poi stamparli in una tabella riepilogativa.

Si tratta di accessori veramente rari.



Analisi tecnica della T90. 


Iniziamo dai circuiti elettronici, poi mostrerò la struttura meccanica della macchina.

Qui potete osservare lo schema a blocchi dell'elettronica della T90.





Mentre questo è l'impressionante circuito principale, alloggiato nella parte superiore della macchina e composto da diverse parti ripiegate ed opportunamente sagomate.




Si possono riconoscere:

- La CPU principale T7488 con ram mantenuta da batteria tampone.
- Il controllore I/O e gestione flash T1687A.
- La CPU secondaria M50753 per il controllo dati e motori
- Controllore LCD mirino T1686
- Controllore LED mirino T7486



 Visualizzando il lato opposto:





Possiamo riconoscere in basso al centro l'unità a led che visualizza i dati nel mirino e sulla destra il pettine per il rilevamento del codice DX, mentre al centro e in basso a sinistra vi sono i potenziometri per la regolazione di vari parametri, tra cui i tempi dell'otturatore.



Questo invece è il circuito sottostante, che si occupa della gestione dei tre motori e della pulsanteria sotto lo sportello, che comanda raffica, scatto singolo, illuminazione mirino, controllo batteria e riavvolgimento anticipato pellicola :







 

Qui invece vi mostro l'unità fotometrica SPC, alloggiata dietro il pentaprisma e destinata alla misurazione esposimetrica media e parziale.
Potete osservare il supporto metallico in cui è alloggiata, la cui posizione è regolabile in due dimensioni tramite viti eccentriche e molla di contrasto in modo da poter centrare la cellula sull'area di misura.
Notate anche il sistema a parallelogramma articolato usato per chiudere l'oculare tramite la apposita levetta.








Ora passiamo alla struttura della macchina: questa è una vista della scocca portante con montati otturatore e gruppo specchio-pentaprisma, dopo aver rimosso tutta la sovrastruttura in plastica e rimosso i circuiti elettronici e tutti i cavi elettrici:





Mentre qui di seguito potete vedere la scocca della macchina una volta tolti i gruppi specchio-otturatore-pentaprisma.
La parte centrale della struttura portante, quella che regge l'otturatore, è in lega leggera pressofusa ed è annegata in una struttura di plastica molto resistente, a cui sono fissati i motori ed i gruppi accessori.









Nella parte superiore della scocca possiamo vedere sulla sinistra il motore per il riavvolgimento della pellicola ed il relativo riduttore ad ingranaggi, mentre sulla destra abbiamo in alto il potente motore per il traino della pellicola, e subito sotto parte della meccanica del terzo motore, quello che arma lo specchio, aziona l'otturatore ed il diaframma, sotto la copertura trasparente.






Nella vista inferiore della scocca abbiamo un capolavoro di ingegneria meccanica, il gruppo di avanzamento pellicola, che potete osservare in alto a sinistra.
Per risolvere il problema del dover dare due cadenze alla raffica (lenta e veloce), senza complicare enormemente la costruzione, fu ideato un sistema di ruotismi planetari basculante. Azionato in un senso la velocità è massima ed è usata per lo scatto singolo e per la raffica veloce, invertendo la rotazione del motore, il gruppo basculante si sposta ed aziona un treno di ingranaggi supplementari che opera una riduzione di velocità e consente la raffica lenta. Si tratta di una soluzione che quando apparve era unica al mondo.






Ecco la scatola dello specchio, è un condensato di meccanica di precisione.


Vista da sopra:




da sotto, dove si può osservare sulla destra in basso il solenoide che sgancia lo specchio e la relativa ancoretta mobile, appoggiata sul magnete permanente:





da sinistra, dove si vede la complessa meccanica che regola il diaframma (notare i cuscinetti a sfere sulla ruote dentate ), il solenoide di sgancio e la spazzola potenziometrica:





da destra, dove si vedono gli azionamenti dello specchio e sottospecchio:



il flat che si vede è quello della cellula spot/flash inserita nella base della scatola sotto lo specchio; tutta la scatola è costellata di microinterruttori utilizzati per conoscere lo stato di azionamento dei vari dispositivi.


Questa infine la vista da dietro, si vede la bandella abbassata che contiene il sottospecchio, ed in alto i fori per il fissaggio del gruppo oculare.





Questo è il gruppo pentaprisma compreso il display verticale lcd relativo alla misurazione spot, dove in alto si vede la finestra circolare che delimita l'area parziale di misurazione e dietro la quale è fissata la cellula SPC già mostrata, mentre sulla destra vi è il prisma ottico rettangolare che porta luce dalla calotta della macchina al display LCD verticale:






Questo è il gruppo pulsante di scatto-rotella di selezione, meccanicamente molto complesso, dove è possibile regolare con precisione la forza necessaria per lo scatto preliminare e lo scatto finale (peccato che per farlo si debba smembrare la macchina).





Infine vi svelo il tallone di achille della T90, la guarnizione che si scioglie ed imbratta l'otturatore:



La vista è capovolta, quindi quella sporcizia che vedete in alto a sinistra è il residuo della guarnizione che ammortizza la discesa della prima tendina. Sulla seconda tendina non c'è nessuna guarnizione perché sale verso l'alto.
Come potete vedere nonostante la pulizia con etere non è stato possibile eliminare totalmente i residui appiccicosi, che hanno condotto questa povera T90 alla morte.
Osservate la superba costruzione dei bracci che azionano le lame a parallelogramma articolato, un vero concentrato di arte meccanica.
La leva sporgente in alto a sinistra è il comando di ricarica dell'otturatore, operato dal secondo motore.














Come tentare di risolvere l'errore EEE sulla T90, e come modificarla per non riavvogere completamente il rullino.


L'errore EEE pende sulla testa di chi compra oggi la T90 come la spada di Damocle.


In realtà è un errore generico, inizialmente previsto dai costruttori per segnalare anomalie nell'elettronica di bordo della macchina, ad esempio spingendo la leva di stopdown quando l'obiettivo è predisposto su automatismo, si genera l'errore EEE per segnalare che la macchina con quella configurazione non può comandare il diaframma.
 
Tuttavia nel corso dei quasi trenta anni di esercizio l'elettronica si è dimostrata affidabilissima perché i flat cable di collegamento fra le varie parti della macchina sono stati saldati e non è stato fatto uso di connettori smontabili come si fa oggi.
Immagino che assemblare una T90 sulla linea di produzione fosse un lavoro veramente difficile, dopo aver assemblato la meccanica sulla scocca e posizionato i circuiti, tutti gli elementi da essi controllati (sensori, motori, display, cellule fotometriche, microinterruttori) dovevano essere collegate ai flat tramite sottilissimi fili elettrici saldati. Questo in effetti ha determinato la longevità del progetto. I connettori smontabili odierni infatti sono soggetti a fenomeni di allentamento ed ossidazione, rendendo i circuiti meno affidabili, ma questo, data l'obsolescenza rapida, ha oramai poca importanza.

Quindi i casi in cui l'errore EEE blocca la macchina sono riconducibili ad anomalie di funzionamento dell'otturatore o dello specchio.
La macchina infatti controlla costantemente il tempo impiegato dall'otturatore ad aprirsi e chiudersi, e qualora esso differisca da quanto previsto genera l'errore che richiede assistenza perché non è più garantita la precisione di funzionamento sui tempi di scatto.

Il malfunzionamento deriva da due cause distinte.
Specchio ed otturatore sono caricati da un sistema di molle tramite un motore dedicato e vengono rilasciati tramite sistemi elettromagnetici, cioè solenoidi che sganciano un meccanismo di ritegno.
Sulla T90 fu prevista una innovazione importante (sistema PMS): invece di usare un solenoide che attirasse un'ancora tramite il campo magnetico generato da un impulso elettrico, l'ancora rimaneva sempre attratta tramite un potente magnete permanente, mentre il solenoide generava un campo magnetico di segno opposto che respingendo l'ancora liberava il meccanismo.
Questo sistema permise di usare per la prima volta il tempo rapidissimo di  1/4000" in virtù della minore inerzia del nuovo sistema, ma espose la macchina al problema della magnetizzazione permanente dell'ancora per lunga inattività, e di conseguenza l'impossibilità da parte del solenoide di poterla sganciare.
Quando la macchina è spenta infatti tutte le ancore sono attratte dai magneti, restando in contatto con essi.
A lungo andare questo può magnetizzare permanentemente l'ancora rendendone difficile il distacco, nonostante l'uso di acciaio al silicio e laminazione del traferro.

Inoltre furono usate guarnizioni in spugna sintetica per ammortizzare il fine corsa delle lame dell'otturatore raccolte in posizione aperta.
Il dissolvimento di questa guarnizione, che la rende appiccicosa, incolla le lame tra loro e l'otturatore, così frenato, segnala l'errore.
C'è però da dire che il dissolvimento della guarnizione non è da dare per scontato, ma probabilmente dipende da situazioni ambientali. Forse sbalzi di calore ed umidità sono da ritenere cause preferenziali per il deterioramento; lo stesso materiale è stato usato sotto il coperchio trasparente del display lcd superiore: una prima ispezione smontando la calotta può già dare indicazioni utili. La macchina che ho smontato aveva le guarnizioni sciolte sia dentro l'otturatore, sia intorno al display. Mentre esistono macchine che hanno le guarnizioni perfette pur essendo state prodotte nello stesso periodo. Non mi è dato sapere se il materiale della guarnizione è stato cambiato durante la produzione, quindi l'unica causa che posso ipotizzare al momento è quella delle condizioni ambientali.


Sostanzialmente si verificano tre possibilità:

1. Blocco dell'otturatore a causa della magnetizzazione residua dell'ancora di sgancio dello specchio.
Questo errore viene solitamente segnalato con il lampeggio del cursore a forma di freccia, sul display LCD superiore che indica il modo di scatto SINGLE/H/L.

2. Blocco dell'otturatore a causa della magnetizzazione residua dell'ancora di sgancio della prima tendina.
Questo errore invece viene segnalato dal famigerato EEE sul display LCD superiore congiuntamente ad EE EEEE sul display del mirino.

3. Dissolvimento della guarnizione spugnosa che ammortizza la corsa delle lame dell'otturatore e ne rallenta o blocca il funzionamento. Anche questo errore viene segnalato con EEE.

Nel primo caso è necessario smontare la scocca anteriore per raggiungere il solenoide di sgancio e poi smagnetizzare l'ancora, e questo si può fare allestendo uno smagnetizzatore a partire da un solenoide per elettrovalvole; questo è quello che mi sono costruito:





Per eliminare infatti la magnetizzazione residua occorrono campi magnetici alternati lentamente decrescenti sino a zero.
Introducendo un nucleo ferroso appuntito dentro la bobina di una elettrovalvola a 220V, avvicinandolo e poi allontanandolo lentamente dall'ancora si può smagnetizzarla, come si faceva ai tempi dell'Hi-Fi con le testine dei registratori a nastro.


Nel secondo caso occorre agire come nel primo, ma i solenoidi dell'otturatore sono raggiungibili sontanto rimuovendo parte dei circuiti che sono saldati. E' una operazione delicata e molto difficile.
C'è chi suggerisce di sbattere delicatamente la macchina su un tappeto.
Questo forse può "scollare" le ancore trattenute dai magneti, ma non garantisce che l'errore non possa ripetersi immediatamente dopo. In tal caso se questo sistema funziona conviene lasciare la macchina con l'otturatore aperto per diverse settimane, in modo da consentire la lenta smagnetizzazione delle ancore. Per lasciare l'otturatore aperto si imposta la macchina su Bulb, si preme il pulsante di scatto e tenendolo premuto si estrae il carrello portapile. In questo modo tutti e tre i solenoidi rimangono sganciati e le ancore si allontanano dai magneti.


Nel terzo caso invece occorre lavare l'otturatore con un solvente ad evaporazione rapida. La cosa migliore in realtà sarebbe smontare l'otturatore dalla fotocamera, ma questa è un'operazione che non è alla portata di tutti ed il rischio di distruggere la macchina è piuttosto elevato.


Vediamo allora come rimuovere la scocca anteriore per raggiungere il solenoide che sgancia lo specchio.

Prima di tutto occorre togliere il carrello portapile

E' necessario usare un piccolo cacciavite con punta a croce e rimuovere le viti indicate in foto:



 
Le due viti laterali rimuovono lo scrocco di apertura dello sportello, fate attenzione alla piccola molla, al pulsantino e all'elemento scorrevole. Annotate la posizione prima di rimuoverli (potete fare una foto col cellulare per documentarne la posizione). Le viti non sono tutte uguali, anche in questo caso annotate la lunghezza e non confondetele tra loro.

A questo punto si può rimuovere la scocca anteriore ed osserverete che a destra del bocchettone, guardando la foto, vi è un motore elettrico (il cilindro ottonato) e subito sotto vi è il meccanismo di sgancio dello specchio:





Avvicinate lo smagnetizzatore (senza toccare nulla), accendetelo e poi allontatelo lentamente, ripetendo la sequenza di operazioni diverse volte: questa procedura può risolvere l'errore.

La T90 è una macchina che deve lavorare, se sta ferma l'errore EEE è in agguato, quindi mantenetela in esercizio dopo averla riparata, è il modo migliore per ringraziarla dei suoi servigi.

In ogni caso su una macchina che ha 30 anni è assolutamente indispensabile lubrificare la meccanica, e questa per fortuna è un'operazione fattibile perché il box specchio ed i suoi meccanismi sono raggiungibili dall'esterno senza dover smontare tutto.
Occorre un lubrificante specifico, lubrificatori ad asta da orologiai e tanta pazienza: l'eccesso di olio può essere deleterio: poiché dietro il box specchio vi è l'otturatore c'è la possibilità di imbrattarlo di olio, facendo un danno piuttosto grave; non sarà infatti possibile pulirlo se non smontando tutta la macchina, e questa è un'operazione veramente difficile.




Ora, già che la macchina è aperta, è possibile fare una modifica importante: impedire il riavvolgimento totale del rullino in modo da estrarre la pellicola più facilmente se sviluppate per conto vostro.
E' piuttosto frustrante infatti usare l'odioso estrattore per code: non funziona mai alla prima e fa perdere un sacco di tempo.
La T90 era stata predisposta per selezionare se riavvolgere completamente il rullo oppure lasciare fuori l'esca, ma quando entrò in produzione la funzione non fu aggiunta.
Il circuito stampato però permette la modifica: si tratta di fare una piccola saldatura a stagno tra due piazzole adiacenti sul circuito stampato sopra il pentaprisma.
Occorre un saldatore di bassissima potenza (15-20W) con la punta molto fine perché se sbagliate rischiate un danno permanente, ed ovviamente la macchina la getterete via.

Dovete rimuovere altre viti sulla parte posteriore:





Per togliere la vite che fissa l'otturatore oculare, occorre rimuovere il tappino di plastica che la nasconde. Fatelo con un pezzetto di nastro adesivo, se userete un cacciavite rovinerete il tappo e la levetta.

Tornando alla parte anteriore vi sono ancora due viti da rimuovere:




A questo punto potete rimuovere la scocca superiore facendo estrema attenzione ai fili che la mantengono collegata ai circuiti stampati.




Le due piazzole sul circuito stampato da unire con un punto di saldatura si trovano sul davanti della macchina, guardando il bocchettone sulla destra del pentaprisma, in basso:







Ed ecco come si deve fare la saldatura:




Raccomando ancora la massima attenzione perché la macchina è estremamente complessa, basta un attimo a strappare uno dei fili della calotta oppure a far colare lo stagno fuso altrove.

Tenete presente che al termine del riavvolgimento la coda del rullino potrebbe fermarsi sopra l'otturatore, quindi rimuovetelo immediatamente e non fate scattare l'otturatore perché se la coda rimane impigliata nelle lame dell'otturatore, lo distruggerà inesorabilmente.




 
Ho fatto questa modifica sulla mia macchina e normalmente la coda si ferma prima dell'otturatore, in posizione di sicurezza, ma non è detto che questo avvenga sempre, specialmente se bobinate rulli per conto vostro. A proposito dei rulli bobinati, assicurate la coda sul rocchetto con del nastro adesivo, perché il motore è potente e rischia di strappar via la pellicola dal rocchetto. In tal caso sareste costretti ad aprire la macchina in camera oscura. Fortunatamente il rocchetto ricevente non ha la ruota libera, ma è frizionato, quindi l'estrazione è facile.


Vediamo ora come affrontare la pulizia dell'otturatore nel caso in cui si sciolga la guarnizione e ne imbratti le lame.

Solitamente la guarnizione non si scioglie diventanto liquida, diventa invece pastosa e sporca l'otturatore lentamente, un poco alla volta e sempre di più. Questo permette di accorgersi del problema prima che l'otturatore si blocchi definitivamente.
In tal caso occorre un solvente ad evaporazione istantanea che abbia la capacità di rimuovere la guarnizione senza lasciare tracce e senza rilasciare umidità o sostanze oleose. Molti solventi non sono adatti: il famoso "eclipse" usato per pulire i sensori è alcool che contiene anche una piccola parte di acqua. I solventi per vernici possono danneggiare scocca e circuiti.
L'unico solvente adatto a questo scopo, e non è facile da trovare, è l'etere etilico: evapora istantaneamente e non lascia tracce. Però occorre lavorare in ambiente ventilato ed assicurarsi di comprare quello stabilizzato contro la formazione di perossidi organici. L'etere è estremamente infiammabile, va usato con perizia ed attenzione.

La procedura è semplice, comprate le spatole per pulire i sensori digitali in formato APS-C (finalmente il digitale serve a qualcosa!!). umettatene la punta con qualche goccia e passatela delicatamente sulle lame dell'otturatore SENZA PREMERE:




La stessa cosa dovete fare anche davanti, tenendo sollevato lo specchio:




L'evaporazione istantanea dell'etere provocherà la formazione di cristalli di ghiaccio (l'umidità dell'aria) sulla parte superiore della spatola. E' ovvio che bisogna evitare che bagnino l'otturatore.

La procedura dovrà essere ripetuta sino a quando le lame saranno perfettamente pulite. A questo scopo azionate l'otturatore con un tempo lento ed osservate attentamente la parte interna delle lame (quella a cui non si può accedere): deve essere pulita alla perfezione. Occorre molta pazienza.

Nel malaugurato caso in cui la guarnizione abbia gravemente incollato le lame dell'otturatore, potete tentare di far gocciolare l'etere su di esse in modo da sbloccarle e poi, una volta sbloccate effettuare la pulizia accurata come mostrato.







Come modificare la T90 per aggiungere la funzione MLU (mirror lock up), ossia il sollevamento preventivo dello specchio.



Il sito dal quale ho tratto ispirazione per il mio blog è stato CanonFD.com, di proprietà di Chris Rollinger, ed era nato come una raccolta di documentazione sul sistema FD.

Questo sito purtroppo ha chiuso nel 2007, ma già nel 2005 io avevo letto una pagina dove si illustrava una modifica alla T90, che permetteva di aggiungere la funzione di sollevamento anticipato dello specchio, utile per lunghe esposizioni sul cavalletto, della quale la macchina  non è stata inspiegabilmente fornita (pare che in Canon ritenessero che lo smorzamento dello specchio dovesse essere sufficiente).
Successivamente alla chiusura di CanonFD contattai Rollinger spiegandogli la mia intenzione di proseguire il suo lavoro, e mi accordò l'uso di tutto il materiale contenuto nel suo sito, che mi inviò. Più avanti il suo sito venne rilocato in wayback machine, l'archivio internet dove è tuttora leggibile, anche se molto materiale è sparito (ma reperibile nel mio blog).

La modifica in questione era stata ideata da un (allora) giovane ingegnere elettronico norvegese, Ketil Johansen, il quale studiando i manuali di riparazione della T90 ideò e programmò un piccolo chip che opportunamente adattato dentro la fotocamera permetteva, tramite la pressione contemporanea del tasto "Exp Comp" e di quello di scatto, di sollevare preventivamente lo specchio e poi premendo nuovamente il pulsante di scatto, di effettuare la posa.
Tale modifica funzionava soltanto nella modalità stop-down perché quando lo specchio è sollevato il sistema di azionamento elettronico del diaframma è disattivato.
Ma la cosa non è un limite, anche perché a specchio sollevato l'esposimetro non funziona, di conseguenza occorre prendere l'esposizione prima, segnarsi i parametri da usare, piazzare la macchina in stop-down e regolare manualmente il diaframma. E' ovvio che ciò ha senso per le pose prolungate che richiedono sia l'uso del treppiede, sia quello del telecomando.
In caso di ripensamento lo specchio poteva essere riabbassato premendo nuovamente il tasto "Exp comp".
Quindi si tratta di una modifica intelligente e funzionale. Oltretutto non è distruttiva, perché rimuovendo il circuito la macchina torna perfettamente originale.

Ketil Johansen forniva anche il microchip già programmato sul suo circuito stampato completo di fili e pronto da installare sulla macchina.
A quel tempo la T90 non mi interessava, di conseguenza non mi attivai per comprare il circuito quando era in vendita.
Oggi che la questione è rientrata nei miei interessi ho lungamente tentato di rintracciare Johansen, ma di lui non c'è traccia nel web. Sparito. Forse oggi è il manager di qualche multinazionale e la T90 non è più fra i suoi interessi, ma per me e per tanti altri invece lo è ancora.
Purtroppo non è possibile ricostruire il circuito di modifica, perché si tratta di un circuito programmato, il cui codice non è mai stato divulgato da Ketil, per cui anche comprando i componenti (quel modello di controllore tra l'altro non è più in produzione) non lo si potrebbe programmare.
Ho fatto lunghe ricerche ed incredibilmente ho trovato un signore inglese che dispone ancora di quattro di questi circuiti, ancora nuovi.

Uno di questi presto sarà in mio possesso, e quando avrò installato il circuito sulla mia macchina farò un breve video per mostrarne la funzionalità.

Chi fosse interessato ad uno dei rimanenti tre circuiti potrà contattarmi in modo da avere le opportune informazioni sul venditore, tuttavia non intendo effettuare questo lavoro conto terzi, è troppo delicato per rischiare su macchine altrui.


La procedura per il montaggio del circuito è illustrata qui di seguito, utilizzando le foto realizzate a suo tempo da Ketil.


Gli strumenti per effettuare il lavoro sono pochi:

- Un saldatore a stagno di potenza modesta (15-20 watt).
- Filo di stagno sottile (per elettronica) con anima disossidante.
- Cacciavite a croce piccolo.


E' molto, molto importante rimuovere le pile, un malaugurato cortocircuito potrebbe distruggere i circuiti integrati.

Dopo aver rimosso la copertura anteriore e la calotta, come illustrato nel precedente intervento, ci si trova in questa situazione:







Occorre dissaldare tutti i fili che collegano la calotta al circuito flessibile che sono evidenziati da questa foto:







Rimosso il coperchio è necessario rimuovere anche il display LCD principale, svitando le tre viti che lo fissano alla struttura:







Poi occorre dissaldare dal circuito principale i due fili, rosso e nero, che alimentano la lampadina del display LCD:







A questo punto si può sollevare il display e bloccarlo in posizione verticale mediante un pezzo di nastro adesivo per accedere alla sottostante CPU principale:







Con questa operazione tutti i punti dove saldare i vari collegamenti del circuito di modifica sono esposti ed è possibile procedere.

Questo è il circuitino di Ketil:






Nelle prime versioni sul contatto a destra era presente un filo verde, che tuttavia non andava collegato da nessuna parte. Tale filo è stato rimosso sugli ultimi esemplari prodotti sino al 2006, anno in cui la produzione è cessata.


Il circuitino è fornito con un nastro biadesivo sulla parte sottostante, che serve ad attaccarlo sul circuito principale.
Dato che lo spazio disponibile sotto la calotta è esiguo, il circuito va piazzato esattamente come illustrato qui:




Si vede il filo verde che tuttavia nel circuito finale non è presente.



Vi sono quindi in totale sette fili di colore diverso, che andranno saldati in questi punti:

Nero: massa, sopra il pentaprisma.
Giallo: punto di test magnete specchio, sopra il pentaprisma.
Arancio: azionamento specchio, pin 19 della CPU principale.
Viola: bottone di scatto, sulla parte frontale.
Rosso: +5V vicino a sinistra della CPU principale
Blu: Pulsante "Exp Comp", sulla parte sinistra.
Bianco: interruttore di alimentazione principale, sulla parte sinistra.

Ed ecco le foto che illustrano dove effettuare le saldature:


filo blu e filo bianco sul lato sinistro:






filo giallo e filo nero, al centro zona pentaprisma:







filo arancio e filo rosso:







Dettaglio del filo arancio sulla CPU principale:







Ed infine il filo viola, sulla parte frontale:







A questo punto conviene risaldare i fili del coperchio, inserire le pile e controllare il funzionamento della macchina, non prima di avere controllato visivamente la corrispondenza di tutti i colori dei fili.
Uno sbaglio può costare caro e costringere a buttar via tutto, quindi siate cauti e attenti.

Dopo aver verificato il perfetto funzionamento, si può procedere a risaldare i fili di alimentazione della lampada del display e rimontare quindi tutto il resto.





Aggiornamento 17 marzo 2015.

Ho ricevuto oggi il rarissimo ed introvabile circuito per la modifica della T90 e dopo averlo installato posso dare qualche consiglio supplementare.

Innanzitutto è bene fissare la macchina ad un mini treppiede, questo permetterà di lavorare con entrambe le mani libere e di poterla orientare nel modo migliore per effettuare le saldature in completa sicurezza.
Un'altra cosa importante che ho verificato è che i fili elettrici del coperchio superiore non debbono essere necessariamente dissaldati, però è bene bloccare il coperchio con un pezzo di nastro biadesivo in modo da scongiurare lo strappo di qualche filo durante le varie operazioni:







Ecco come si presenta la mia T90 dopo aver sollevato il display ed incollato il circuito in posizione, pronto per le saldature.





Devo dire che la saldatura sulla CPU è molto, molto delicata, l'ho effettuata sotto oculare 3X per scongiurare il rischio di cortocircuito tra i piedini e con molta pazienza dopo tre tentativi ci sono riuscito.

Un'altra cosa importante da tenere a mente riguarda lo scrocco dello sportello.
Esso infatti dà il consenso alla macchina per il caricamento della pellicola e se non è correttamente posizionato la macchina non la caricherà affatto.
Quindi occorre osservare accuratamente come è disposto e rimetterlo nella stessa posizione.

Per il resto la modifica è perfettamente funzionale e nonostante l'apprensione è valsa la pena di avventurarsi in una operazione così delicata e rischiosa.


Ecco un breve video che dimostra le funzionalità della modifica MLU.

Nei primi due scatti ho alzato lo specchio ed effettuato la posa, negli ultimi due ho alzato lo specchio e poi l'ho abbassato.






La modifica è veramente ben studiata e mantiene lo stesso livello di funzionalità del progetto originale, inoltre il microcontrollore entra automaticamente in stand-by quando non è in uso per limitare il consumo di corrente.
Il blocco specchio, come già detto nelle note preliminari, ha senso solo se la macchina è in modalità manuale (quindi stop-down+diaframma selezionato) perché quando esso è sollevato la luce non può raggiungere i sensori dell'esposimetro, quindi se la macchina fosse in automatismo la posa sarebbe sbagliata.
Si dovrà leggere l'esposizione prima dello scatto oppure usare un esposimetro separato.
Per evitare errori di posa Ketil Johansen ha programmato il circuito in modo da impedire il funzionamento se le condizioni d'uso non sono rispettate.

Quindi lavorando con qualsiasi automatismo, dopo aver sollevato lo specchio, esso si riabbassa immediatamente per avvertire che la macchina non è correttamente impostata. Parimenti, impostando la macchina sulla raffica accade la stessa cosa. Se la carica della batteria non è sufficiente a garantire il sollevamento dello specchio, il cursore a freccia che seleziona la modalità di scatto lampeggia per avvisare che si potrebbe perdere lo scatto e la macchina abbassa la velocità del traino automaticamente per salvaguardare la batteria.
Queste note non sono mai state documentate dall'autore, né dibattute in altri forum, la mia pagina quindi è quanto di più completo si possa trovare oggi sulla T90.











14 commenti:

  1. Nella prima stesura sul sistema fd mi pare che avessi un po' snobbato la T90. Credo che ora ti sia in parte ricreduto. Io l'avevo comprata usata da un negoziante rivenditore ufficiale Canon, mi pare nel '96, proprio perchè ero affascinato dal suo straordinario sistema esposimetrico (era l'esposizione ciò che più mi interessava scattando una foto e questa con l'Olympus OM T4 erano il massimo). Tra l'altro alla mia era stata già fatta la modifica che permetteva di lasciar fuori la coda della pellicola, cosa che si poteva richiedere ai centri di assistenza Canon ( non ricordo più dove l'avevo letto)
    L'ho usata poco e la uso ancora meno, perciò dopo aver letto parzialmente il tuo pezzo ho messo le pile e l'ho fatta scattare. Fortunatamente funziona ancora bene e non presenta ancora il famigerato errore EEE. Grazie ancora per il regalo che ci fai condividendo le tue conoscenze enciclopediche.
    Mitico!!!
    Sandro.

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  2. Buongiorno ho linkato la tua pagina sul forum di juza citandola come fonte molto interessante di articoli sul sistema Fd. Se ti infastidisce elimino subito il link.
    Fammi sapere se per te è un problema.
    Grazie
    Nicolas

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    1. Non c'è nessun problema, ci mancherebbe.

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  3. Grazie. Voglio anche farti i complimenti per i tuoi articoli, e tutto il materiale da te pubblicato.

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  4. Ciao Sandro ho bisogno di un consiglio
    ho appena acquistato una t90 pagata pochissimo, tenuta splendidamente però con il fatidico errore EEE
    infatti imposto i tempi su bulb , scatto lo specchio si alza ma le tendine no.
    Tu parli delle guarnizioni sciolte che bloccano le tendine ,ma io le vedo perfettamente pulite , lo sporco dovrebbe essere visibile
    guardando dal lato pellicola e lato obiettivo le suddette ?
    Grazie e scusa il disturbo
    Giovanni

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  5. L'errore EEE è generato anche dai magneti che non riescono a rilasciare le tendinde, non solo dalla spugnetta dissolta.
    Senza smontare la macchina è difficile dare un parere.

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  6. Grazie Sandro
    per arrivare all'otturatore bisogna solo lavorare sulla meccanica o anche sul'elettronica ?
    ho trovato in rete 2 service manual li ho letti e lo smontaggio non sembra difficilissimo
    un pò di manualità c'è l'ho e al limite ci rimetto 20 €

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    1. Non sembra, ma lo è.
      Dovrai rimuovere tutta l'elettronica, dissaldaldo i fili di collegamento ed i flat flessibili sul vano pellicola (codice DX).
      Buona fortuna.

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  7. sono riuscito a sbloccare l'otturatore sbattedola su un tappeto per terra
    secondo te quanto devo lasciarla così ?
    Grazie

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    1. Io la lascerei con tendine aperte almeno un mese. Poi metti le pile ed usala periodicamente, non lasciarla inattiva altrimenti il problema si ripresenterà in breve.

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    2. Ciao Sandro
      due domande e dopo ti lascio in pace
      il lasciare l'otturatore aperto perchè si smagnetizzi è una misura di emergenza o posso farlo ogni volta in cui ritengo di non usarla
      per un lungo periodo ?
      sto cercando per la t90 uno zoom tra le focali 35-135 max che è il range di focali da me più usato
      ho visto i due canon 35-105 , il 3.5 fisso diam. filtri 72 e il 3.5/4.5 diam. filtri 58
      preferisco i zoom perchè uscendo con la digitale e la canon non voglio caricarmi di tanto peso
      scusa per il disturbo
      Grazie Giovanni

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    3. Puoi lasciarlo sempre aperto, non vi sono controindicazioni.
      Il migliore dei due zoom è quello con portafiltri 58.

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  8. Ciao Sandro scusa se ti disturo ancora
    sono riuscito a sbloccare la macchina, adesso funziona correttamente.
    però ho scoperto un'altro problema , non funziona il flash.
    Mi spiego ho 2 flash un pò anzianotti un nissin degli anni 80 e un canon speedlite 200E nato per le eos entrambi su un'altra macchina funzionano
    il nissin ha il pulsante di test quando è sulla t90 non funziona sull'altra si , ho pulito i contatti di macchina e flash , nessun risultato.
    hai qualche dritta ?
    grazie
    ciao giovanni

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